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Nel territorio di Gavorrano si possono scoprire numerose testimonianze della storia mineraria e culturale locale.
Pozzo Roma
il Pozzo Roma (200 m slm), che è il simbolo della Miniera di Gavorrano. Il castelletto di estrazione è costituito da una torre verticale a traliccio in ferro che sostiene le guide e porta in alto le molette (pulegge per i cavi) e da una coppia di puntoni obliqui, leggermente divaricati verso il basso per resistere alla forza risultante al tiro delle funi. Gli edifici circostanti ospitavano gli ambienti di servizio del pozzo (sala argano, cabina elettrica, sala compressori). Lo scavo del pozzo fu iniziato nel 1914. L’attuale castelletto di estrazione è stato installato nel 1963 per sostituire il precedente. L’impianto era costituito da skip della portata di quasi 1.700 litri ciascuno. Attraverso questo pozzo usciva in superficie la maggior parte del minerale estratto dalla miniera di Gavorrano. Nel 1970 il Pozzo Roma fu approfondito fino al livello -140 m slm che ne è ancora adesso la base.
Pozzo Valsecchi
Il Pozzo costituito da un castello in legno (unico rimasto nelle Colline Metallifere) con accanto l’edificio per l’argano e per l’aspiratore. Si tratta di un pozzo di aereazione, costruito nel 1955, che serviva a migliorare la circolazione di aria all’interno della miniera sia naturalmente che grazie all’aiuto di un aspiratore. Si trova a livello +336 m slm (il punto più alto della miniera di Gavorrano) ed è profondo 410 m.
Miniera di Casteani
Casteani è una delle miniere di lignite del territorio delle Colline Metallifere, insieme a Ribolla e Montebamboli, sfruttate intensamente soprattutto durante i due periodi bellici. Nel bacino di Casteani il banco lignitifero si trovava molto vicino alla superficie, localmente in affioramento, il che ne favorì lo sfruttamento. Tuttavia, quando i mercati internazionali si riaprirono, il carbone maremmano non riuscì a reggere la concorrenza dei combustibili esteri e soprattutto del petrolio, portando alla chiusura dell’attività. L’Associazione Culturale “Il Castello di Pietra” ha realizzato una mostra permanente presso il centro sociale di Casteani, che ripercorre la storia della frazione dalla preistoria ai giorni nostri, con una prima sezione dedicata proprio al periodo minerario tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, documentato attraverso pannelli informativi con documenti e mappe.
Cave “Marmo Rosso” di Caldana
A NW del paese di Caldana sono ancora ben visibili le numerose cave nelle quali l’attività estrattiva lapidea è stata attiva fino al 1975. Documenti storici attestano che a Caldana, fin dal XVI secolo, ma forse anche in età romana, si è avuta una fiorente attività estrattiva, della pietra locale conosciuta con il termine improprio di “marmo” rosato ornamentale Portasanta. La denominazione deriva dalla somiglianza di questo marmo, in realtà una breccia calcarea, con il Portasanta, celebre marmo antico dell’Isola di Chio, utilizzato per ornare le porte sante delle quattro basiliche di Roma, San Pietro, San Paolo, San Giovanni e Santa Maria Maggiore. L’estrazione del marmo di Caldana conobbe molta fortuna nel XIX secolo grazie all’interessamento di Pietro Leopoldo e Leopoldo II di Lorena
Castel di Pietra
Castel di Pietra sorge su una rupe dove l’alta valle del Bruna si apre nella pianura grossetana, in posizione strategica lungo l’antica “via dei metalli”. Occupato fin dalla protostoria sotto l’influenza di Vetulonia, il sito divenne castrum nel XII secolo e nel Duecento fu dotato di un complesso monumentale militare e signorile dai Pannocchieschi. È legato alla celebre vicenda della Pia, evocata da Dante nel V canto del Purgatorio, rievocata ogni agosto a Gavorrano con il “Salto della Contessa”. Dopo il 1328 il castello fu sottomesso da Massa Marittima e nel Trecento si ridusse progressivamente a un fortilizio abbandonato. Trovandosi in proprietà privata non è consentito l’accesso.
Diga dei Muracci
Lungo la SP n.20, nei pressi del fiume Bruna, si trovano gli imponenti resti di un antico sbarramento murario: 123 metri in riva sinistra (comune di Roccastrada) e 60 metri in comune di Gavorrano. Si tratta di una diga quattrocentesca per una peschiera, progettata da Guidoccio d’Andrea e realizzata da maestri comacini, terminata nel 1481 al costo di oltre quindicimila fiorini d’oro. Si ruppe nel 1492 per le piene del Bruna e fu definitivamente abbandonata dopo un’altra inondazione nel 1532. Alcuni studiosi ipotizzano un coinvolgimento di Francesco di Giorgio Martini nella progettazione.
Centro di Documentazione Etrusco — Rocca Di Frassinello
Il museo è ospitato nella cantina progettata da Renzo Piano, celebre per la barriccaia scavata nella roccia a 30 metri di profondità dove riposano 2.000 barrique. Nato da un progetto pubblico-privato tra Soprintendenza, Università di Firenze e Paolo Panerai, espone reperti delle necropoli etrusche di San Germano e Santa Teresa di Gavorrano, con particolare attenzione al ruolo del vino nella civiltà etrusca, riannodando il filo che lega la moderna viticoltura a una cultura fiorita su queste terre oltre 2.500 anni fa. È visitabile anche il percorso attrezzato della Necropoli di San Germano.